Camerlengo

Antonio Cascarano, architetto, è un lucano verace. Da una quindicina d’anni coltiva le vecchie vigne del bisnonno sui fianchi del Monte Vulture, vulcano spento, in terre tufacee ricche di silicio e potassio. La Cantina è in via dei Tigli, nel Parco Urbano delle Cantine di Rapolla: sono suggestive grotte-cantine scavate nel tufo, da millenni luogo ottimale per la conservazione del vino, grazie alla temperatura costante. In occasione di un evento annuale a ottobre si trasformano in tavernette dove degustare i prodotti tipici. “Per me è la vigna fondamentale - spiega Antonio-. Il mio obiettivo è portare in cantina l’uva perfetta. A parte le attrezzature meccaniche è lo stesso vino del nonno”. Aglianico del Vulture declinato in Camerlengo Doc e Antelio. Il nome Camerlengo evoca nobili origini: all’epoca della guerra tra guelfi e ghibellini. In quegli anni Manfredi, figlio di Federico, sostenuto da fedelissimi, si recò nelle varie città della Lucania, ottenendo appoggi e consensi, tranne che a Rapolla. Il Cardinale Camerlengo - che si prende cura dei beni temporali della Santa Sede - donò allora a Rapolla terra da coltivare per compensare la fedeltà al Papa. Una forma di fedeltà che anche Antonio coltiva. Infatti - scrive - i clienti per noi sono amici: “Venite in cantina ad assaggiare, basta avvertire”. E ancora “Amo condividere le cose buone e la bellezza della mia terra. La Lucania è benedetta, sai perché? Perché in pratica non c’è l’autostrada”.