Rocco di Carpeneto

Lidia Carbonetti, romana, e Paolo Baretta, gardesano, non nascono agricoltori ma lo

diventano con passione, tanto che Lidia si prende una seconda laurea in viticoltura ed

enologia. Oltre a produrre ottimi vini hanno svolto e svolgono un ruolo prezioso, quello di

“animatori” di un territorio Dormiente, a dispetto della sua indubbia vocazione vitivinicola, basata soprattutto sullo storico legame con il vitigno Dolcetto. Anche se oggi il Dolcetto di altre zone gode forse di maggiore considerazione sul mercato, il famoso ampelografo ottocentesco Giorgio Gallesio descrive proprio l’ovadese come zona più vocata al vitigno; e oggi un gruppo di produttori, di cui Paolo e Lidia sono tra i più convinti portavoce, vuole riaffermare che aveva ragione: anche affrancandosi, con il vino di punta, dal nome di vitigno per sottolineare il territorio, Ovada. I vigneti “del Rocco”, alcuni dei quali molto vecchi, sono accorpati intorno alla cantina, nuova di zecca e nondimeno è ben integrata nell’ambiente, un piccolo gioiello di architettura enoica, in parte sotterraneo e con utilizzo di materiali naturali come il legno e la pietra grezza. Ci sono anche due originali “bio-fabbricati” a palafitta, destinati ad alloggio agrituristico, per un week end o una vacanza tra i boschi e i castelli dell’ovadese e dell’Appennino, con il Mar Ligure a mezz’ora di macchina.