Podere Trinci

Carmina Arvalia è questo il nome del nostro vino. Non è facile trovare un nome, il nome in
cui riconoscere le cose, capace di raccogliere e trasmettere un significato che identifichi una
storia di persone e di luoghi. La traduzione letterale “Canti Campestri”: è questo il nostro
vino, il frutto dell’intento di una persona che, seppur in età avanzata, ha voluto far capire ai
propri figli il canto, la grazia, la bellezza che la natura può regalare all’uomo che non rinuncia
ad ascoltarla e la accompagna. È una musica che viene dalla Magna Grecia perchè nostro
padre era un salentino che ha vissuto la terra, la vigna, gli olivi, le architetture contadine. Una
musica che poi si è sposata con le asperità della Maremma e la dolcezza del tessuto collinare
della terra di Castagneto Carducci. Qui, Camilla architetto del territorio e delle città, Lorenzo,
fisico che studia i raggi cosmici e Maria Chiara, avvocato vocato all’agricoltura, hanno scelto di avvicinarsi alla terra con rispetto. Il vino è uno, è rosso: nasce da una presella di neanche un ettaro e il suo bouquet è un melange di note floreali: merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, sangiovese, syrah. Il piccolo vigneto è stato messo a dimora da tutti noi nel 2003, grazie al trasferimento di un diritto di impianto conservato per oltre 50 anni in terra salentina. I sei campetti a nostra disposizione nel podere, sono eredità della nostra nonna maremmana Camilla Trinci, cugina di un altro Trinci, Giovanni, amico di Giosuè Carducci ed esperto degustatore di vini. La cura e la coltivazione del terreno e delle piante, così come la vinificazione, sono state volute da nostro padre - e sono tuttora - improntate alla genuinità come scelta irrinunciabile, ben prima del ‘biologico’.