Giovanni Menti

Sono passate 13 vendemmie dalla mia prima annata in completa autonomia; prima facevo un altro lavoro, ben retribuito e che mi piaceva; tornai in famiglia per aiutare i miei genitori in un momento difficile e per non vedere sfumare il lavoro di tradizione fatto da 3 generazioni prima di me.
 
Ora sono immerso in questo bel lavoro che come dice l'amico Sandro Sangiorgi mi rende un privilegiato. Lavoro 6/7 giorni la settimana ma la fatica fisica viene ampiamente ripagata dalle soddisfazioni; lo sforzo maggiore forse lo svolge mia moglie Katerina, che si adegua ai ritmi della stagionalità e delle fiere alle quali sono legato.
 
Ritornare a Gambellara e al mondo del vino mi ha reso consapevole che Gambellara è uno dei terroir di vini bianchi più importanti d'Italia, nonostante la garganega il nostro vitigno principe, sia spesso vinificato con l'utilizzo di lieviti esogeni e altri "coadiuvanti" enologici che mutano il vitigno caratteristico del territorio in un vino banale, piacione, standardizzato, molto simile ai tanti altri vini che vengono prodotti nel mondo con quello stesso lievito o con lieviti simili.
 
La mia battaglia contro la tassazione nelle denominazioni culmina con la dicitura - vino volutamente declassato -; declassato dalle denominazioni che a pagamento certificano che il tuo vino proviene da una determinata zona (sulla carta), che ha un minimo di acidità (non importa se naturale o aggiunta chimicamente), che ha un minimo di alcolicità (non importa se naturale o se ottenuta da concentratori meccanici che fanno evaporare l'acqua vegetale del mosto o peggio ancora con l'aggiunta di mosti concentrati di dubbia provenienza e qualità), senza guardare alla tipicità e alla qualità.

A proposito della qualità c'è da dire che se non hai un minimo di 50 milligrammi per litro di solforosa rischi il tuo vino diventi non idoneo perché ossidato (anche se olfattivamente e gustativamente non lo è) e a proposito della tipicità c'è da dire che quando il tuo vino fermentato con lieviti spontanei viene degustato in batteria fra 50 vini fermentati con lo stesso lievito selezionato, il tuo vino spontaneo diventa "non espressivo del territorio"; in effetti hanno ragione loro, i signori degustatori, che se dovessimo andare a guardare una statistica, 50 fanno la regola e 1 il difetto.
 
Comunque il mondo sta pian piano crescendo e i degustatori più acculturati si stanno avvicinando al nostro modo di esprimere liberamente il vitigno, assieme a quei degustatori che il mondo del vino lo avevano abbandonato; anche questa settimana ricevo una telefonata da un signore che mi ringrazia, perché non beveva più vino e ora dopo aver conosciuto i miei vini da un amico, ha iniziato nuovamente a bere perché dopo 2 bicchieri non sta più male come quando prima beveva "vino generico" e soprattutto mi dice: "mi sembra di bere una spremuta d'uva" e in effetti alcuni nostri vini hanno come unico ingrediente l'uva, altri uva e piccole dosi di metabisolfito di potassio.