Carolina Gatti

Il vino più iperprodotto che si possa immaginare nella sua versione “sovversiva”, rifermentata in bottiglia sur lie e conosciuta dai più con il nome di Colfondo. Carolina Gatti ne va giustamente orgogliosa così come del suo Raboso che divide e appassiona. Carolina Gatti ha stampata in mente una frase di Robert Pirsig “Qualsiasi lavoro tu faccia, se trasformi in arte ciò che staifacendo, con ogni probabilità scoprirai di essere divenuto per gli altri una persona interessante e non un oggetto” (da Lo Zen e L’Arte della Manutenzione della Motocicletta). A 36 anni, dopo le missioni del Sud America e diverse esperienze enoiche, ha deciso di prendere in mano l’azienda di famiglia per far conoscere l’idea di territorialità del suo vino. “Mi sono

messa in gioco restando fedele a quello che ho imparato da mio padre. Sono rimasta legata

ai nostri 5 ettari e alle varietà che da sempre caratterizzano la zona del Piave, mantenendo

le Bellussere (sistemi d’allevamento in via d’estinzione ndr) e lavorando sulla carica delle

gemme al momento della potatura. Fare vino per me è far notare che esistono mille sfumature mai uguali all’annata precedente, è mettermi in gioco ogni giorno come vignaiola, enologo e donna; è avere le vesciche da potatura e il naso rosso dal freddo dell’inverno, oppure le mani nere di tannino in vendemmia. È emozionarmi in ciò che per me è fare qualità”.